12 Anni di Capelli Afro e Ricci | La Storia di Nappytalia
Una bambina che voleva essere diversa
I capelli afro e ricci sono stati il punto di partenza di tutto.
Molto prima che esistesse Nappytalia, molto prima dei workshop, della community, del salone e dei prodotti, c’era una bambina che cercava semplicemente di sentirsi accettata.
Sono nata in Francia da genitori ghanesi e cresciuta in Italia. Come molte persone afroitaliane della mia generazione, sono cresciuta in un contesto in cui era quasi impossibile trovare rappresentazione. In televisione, nelle pubblicità, nei negozi e persino nei prodotti di bellezza, raramente vedevo qualcuno che mi assomigliasse.

Per molto tempo ho pensato che i miei capelli afro e ricci fossero un problema da risolvere. Sognavo capelli lisci, biondi, occhi azzurri e pelle chiara. Volevo assomigliare alle persone che vedevo ogni giorno intorno a me e che sembravano incarnare il modello di bellezza considerato normale.
Non era una questione di moda.
Era il desiderio profondo di appartenere a qualcosa.
Il desiderio di non sentirmi diversa.
Crescendo, ho capito che quella sensazione non riguardava soltanto i capelli.
Riguardava l’identità. La rappresentazione.
Il modo in cui impariamo a vedere noi stessi attraverso gli occhi degli altri.
Quando non ti vedi da nessuna parte, finisci per credere di non appartenere a nessun luogo.
E per molti anni è stato esattamente così che mi sono sentita.
Il giorno in cui mi sono chiesta: “Io chi sono?”
Nel 2012 attraversai una profonda crisi di identità.
L’università mi aveva portata a Milano, lontano dal piccolo paese della Brianza in cui ero cresciuta. Per la prima volta mi trovavo in un ambiente più grande, più diverso e più complesso, ma dentro di me continuavo a sentirmi sospesa tra due mondi.
Tra gli italiani ero ghanese.
Tra i ghanesi ero italiana.
E spesso avevo la sensazione di non appartenere completamente a nessuno dei due.
Per anni avevo cercato di adattarmi a un mondo in cui raramente vedevo persone che mi assomigliassero. Crescere come afroitaliana significava spesso sentirsi diversa, fuori posto, invisibile.
Quel conflitto interiore mi accompagnò per molto tempo, fino a portarmi a mettere tutto in discussione: chi ero, da dove venivo e quale fosse il mio posto nel mondo.
Nel 2014 decisi di scrivere un lungo testo che pubblicai su Facebook.
Il titolo era semplice:
“Io chi sono?”
Non era un articolo.
Non era un progetto imprenditoriale.
Non era l’inizio di una strategia.
Era uno sfogo.

Era il racconto sincero di una ragazza che stava cercando di capire chi fosse davvero, tra le proprie radici africane, la cultura italiana in cui era cresciuta e il desiderio di sentirsi finalmente accettata.
Parlai di identità, appartenenza, rappresentazione e del rapporto difficile che per anni avevo avuto con i miei capelli afro e ricci.
Parlai della mia famiglia.
Dell’affido.
Della cittadinanza italiana negata.
Di tutte quelle domande che per troppo tempo avevo tenuto dentro di me.
Quello che non immaginavo era che migliaia di persone si sarebbero riconosciute in quelle parole.
Quel testo iniziò a circolare online e raggiunse persone che stavano vivendo gli stessi dubbi, le stesse paure e le stesse domande.
Per la prima volta capii che non ero sola.
E soprattutto capii che non erano sole nemmeno loro.
Fu proprio grazie a quel racconto che iniziarono ad arrivare le prime richieste di interviste, collaborazioni e testimonianze.
Poco tempo dopo fui contattata da giornalisti interessati a raccontare quella storia e quel percorso di consapevolezza divenne un cortometraggio che contribuì ad aprire una conversazione nuova sull’identità afroitaliana in Italia.
Oggi, guardando indietro, posso dire che Nappytalia è nata in quel momento.
Da una domanda.
Da una crisi.
Da un semplice:
“Io chi sono?”
Quando una community diventa una missione
Nel gennaio del 2014 decisi di creare qualcosa che fino a quel momento non ero mai riuscita a trovare: uno spazio dedicato alle persone che, come me, vivevano tra più culture e cercavano di costruire la propria identità.
Nacque così Afro Italian Nappy Girls, la prima community afroitaliana su Facebook dedicata alla valorizzazione dei capelli afro e ricci, dell’identità e della rappresentazione delle persone afrodiscendenti in Italia.

All’inizio ero semplicemente alla ricerca di persone simili a me. Persone nate o cresciute in Italia ma con origini straniere, che avevano vissuto gli stessi dubbi, le stesse domande e spesso le stesse insicurezze.
Fu proprio all’interno di quella community che iniziammo a utilizzare e diffondere il termine Afroitaliano, una parola che all’epoca suscitò numerosi dibattiti perché molti pensavano che volessimo imitare il modello afroamericano. In realtà stavamo semplicemente cercando di dare un nome a una realtà che esisteva già: migliaia di persone nate o cresciute in Italia che cercavano di conciliare le proprie radici con la propria identità.
La risposta fu sorprendente.
In appena tre mesi la community raggiunse oltre 3.000 membri su Facebook.
Per la prima volta migliaia di persone trovarono un luogo dove raccogliere informazioni sui capelli afro e ricci e confrontarsi apertamente su temi che raramente trovavano spazio nella società italiana: identità, appartenenza, rappresentazione, discriminazione e rapporto con i propri capelli naturali.
Ogni giorno arrivavano messaggi da donne, uomini e giovani che raccontavano esperienze molto simili alle mie.
Molti avevano trascorso anni a combattere contro la propria immagine, cercando di modificare i propri capelli per sentirsi più accettati. Altri non avevano mai ricevuto informazioni corrette sulla cura dei capelli afro e ricci, ritrovandosi spesso a gestire capelli secchi e crespi senza sapere come prendersene cura.
Più cresceva la community, più diventava evidente un problema: in Italia mancavano informazioni accessibili, professionisti specializzati e prodotti realmente pensati per le esigenze dei capelli afro e ricci.
Per questo motivo, nel settembre del 2014, decisi di lanciare Nappytalia, il primo blog in lingua italiana interamente dedicato alla cura e alla gestione dei capelli afro e ricci.
L’obiettivo era semplice: raccogliere e organizzare tutte le informazioni che fino a quel momento erano disperse tra forum, gruppi Facebook e siti stranieri, creando una risorsa accessibile per chiunque fosse alla ricerca di risposte.
Quello che era iniziato come uno spazio di confronto sui social si stava trasformando in una vera e propria piattaforma educativa.
Nello stesso periodo accadde qualcosa che cambiò completamente la mia vita.
Una giornalista lesse il mio saggio “Io chi sono?” e decise di raccontare quella storia.
Nel giro di poche settimane passai dall’essere una ragazza qualunque a ritrovarmi improvvisamente sotto i riflettori.
Nacque così il cortometraggio “Nappy Girls”, realizzato in collaborazione con il Corriere della Sera, che contribuì a portare il tema dell’identità afroitaliana all’attenzione del grande pubblico.
Da quel momento iniziarono ad arrivare interviste, riconoscimenti, premi e inviti da tutta Italia.
Nacquero i primi Nappy Hour, workshop e incontri dedicati alla cura dei capelli afro e ricci, all’accettazione di sé e alla valorizzazione della propria bellezza naturale.

Centinaia di persone parteciparono agli eventi.
Migliaia continuarono a seguire la community online.
E ogni nuova storia che ascoltavo mi confermava una cosa:
non stavamo semplicemente parlando di capelli.
Stavamo parlando di identità.
Stavamo parlando di appartenenza.
Stavamo parlando della libertà di sentirsi finalmente rappresentati.
Fu in quel momento che capii che Afro Italian Nappy Girls non era più soltanto una community.
Era diventata una missione.
Da blog ad azienda
Nel gennaio 2015 iniziai a importare prodotti dall’estero per rispondere alle richieste della community.
Nel frattempo continuavo a organizzare workshop, eventi, conferenze e attività di sensibilizzazione in tutta Italia. Per anni ho viaggiato da una città all’altra portando avanti una missione che andava ben oltre la cura dei capelli afro e ricci.
Ad ogni incontro emergevano le stesse domande.
Come gestire i capelli secchi e crespi?
Quali prodotti utilizzare?
Come creare una routine efficace?
Più ascoltavo le persone, più diventava evidente una realtà: in Italia mancavano prodotti realmente pensati per i capelli afro e ricci.
E così iniziò a crescere dentro di me una domanda che non riuscivo più a ignorare.
Perché nessuno produceva questi prodotti in Italia?
Perché una persona afrodiscendente doveva sempre cercare soluzioni all’estero?
Decisi di provarci.
Fu l’inizio della sfida più difficile della mia vita.
Tredici banche mi dissero di no.
Otto aziende del settore mi dissero che non esisteva abbastanza domanda per un progetto del genere.
Secondo loro il mercato non c’era.
Secondo loro nessuno avrebbe comprato quei prodotti.
Secondo loro non avrebbe funzionato.
Ma io vedevo ogni giorno migliaia di persone che facevano le stesse domande, affrontavano gli stessi problemi e cercavano le stesse soluzioni.
Così andai avanti.
Attraverso un microcredito.
Attraverso tutti i miei risparmi.
Attraverso stipendi interamente reinvestiti nel progetto.
Attraverso notti insonni, sacrifici e giornate in cui spesso non c’era neppure il tempo di fermarsi a mangiare.
Nonostante tutto, i primi prodotti Nappytalia videro la luce.
Nel 2018 nacque ufficialmente Nappytalia Cosmetics, il primo brand afroitaliano black-owned specializzato nella produzione di cosmetici per capelli afro e ricci Made in Italy.

Non volevo semplicemente vendere prodotti.
Volevo creare formule sviluppate da chi conosceva davvero le esigenze della community.
Prodotti efficaci, accessibili e pensati per chi, per troppo tempo, era stato ignorato dall’industria cosmetica tradizionale.
La risposta fu straordinaria.
Nei primi due anni vendemmo oltre 8.000 prodotti.

Raggiungemmo il punto di pareggio in appena 18 mesi.
Per la prima volta vedevo concretizzarsi il sogno che era nato anni prima da una semplice domanda di identità.
Lasciai il mio posto fisso.
Aprii una società.
Mi buttai completamente in questa avventura.
Poi arrivò il Covid.
Paradossalmente, furono anni di grande crescita.
Ma quando l’emergenza terminò, nuove sfide iniziarono a mettere il brand sotto pressione.
Costi sempre più alti.
Tassazione crescente.
Difficoltà logistiche.
Dopo appena pochi anni di attività, mi ritrovai a un passo dal chiudere tutto.
Ero esausta.
Dopo quasi otto anni di lavoro senza mai concedermi una vera pausa, sentivo di aver dato tutto.
Fu allora che le mie radici tornarono a bussare alla porta.
Presi una delle decisioni più coraggiose della mia vita.
Mi trasferii in Ghana.

Non per scappare.
Ma per ricominciare.
Per riconnettermi con una parte di me che avevo sempre portato nel cuore.
Per comprendere ancora più a fondo le persone che Nappytalia voleva servire.
Per la prima volta dopo anni rallentai.
Imparai dalla cultura locale.
Imparai a vivere il tempo in modo diverso.
Imparai ad apprezzare la semplicità.
Il mare.
La spiaggia.
La comunità.
Il cibo.
La famiglia.
Imparai a prendermi cura di me stessa.
Per un momento pensai persino di lasciare andare Nappytalia.
Sarebbe stata la scelta più facile.
Ma non sarebbe stata quella giusta.
Ma non ci riuscii.
Perché avevo fatto una promessa.
Una promessa a tutte le persone che in quegli anni avevano creduto nel progetto.
Alla Nappy Family.
A chi aveva trovato fiducia, informazioni, rappresentazione e appartenenza grazie a quel percorso.
Mi ero promessa che avrei lottato fino all’ultima possibilità.
E il Ghana rappresentava proprio quella possibilità.
Dopo mille cadute, nuovi packaging, riformulazioni, nuove sfide produttive e la costruzione di un ponte tra Ghana e Italia, Nappytalia è sopravvissuta.

Non solo.
È diventata più forte.
Più consapevole.
Più vicina alle proprie radici.
E più determinata che mai a continuare la propria missione.
Oggi, e tutto quello che verrà dopo
Quando mi trasferii in Ghana pensavo di essere arrivata alla fine di un percorso.
In realtà ero soltanto all’inizio di un nuovo capitolo.
Quello che era nato come il tentativo di una ragazza afroitaliana di capire chi fosse davvero è diventato qualcosa di molto più grande di me.
Una community.
Un blog.
Decine di workshop in tutta Italia.
Un brand cosmetico.
Un salone specializzato ad Accra.
Un ponte tra Italia e Ghana.
In oltre 12 anni di attività abbiamo organizzato più di 70 workshop, collaborato con scuole, università, istituzioni e organizzazioni, raggiungendo migliaia di persone attraverso eventi, formazione, contenuti e prodotti.
Ma i numeri, da soli, non raccontano davvero questa storia.
Quello che conta sono le persone.
Le ragazze che hanno imparato ad amare i propri capelli naturali.
I genitori che finalmente hanno trovato informazioni per prendersi cura dei capelli dei propri figli.
Le donne che hanno smesso di nascondersi.
I giovani afroitaliani che per la prima volta si sono sentiti rappresentati.
Ogni messaggio ricevuto.
Ogni workshop organizzato.
Ogni ordine spedito.
Ogni persona che ha deciso di fidarsi di noi.
È questo il vero motivo per cui Nappytalia esiste.
Perché i capelli afro e ricci non sono un problema da correggere.
Sono una storia da raccontare.
Sono una cultura da celebrare.
Sono un’identità da vivere con orgoglio.
Se c’è una lezione che questi 12 anni mi hanno insegnato, è che il cambiamento inizia sempre da una domanda.
La mia era:
“Io chi sono?”
Da quella domanda sono nati una community, un blog, migliaia di incontri, un brand cosmetico, un salone in Ghana e una famiglia che continua a crescere ogni giorno.
Nappytalia non è nata per vendere prodotti.
È nata per aiutare le persone ad amare i propri capelli naturali, la propria identità e la propria storia.
E finché ci sarà anche una sola persona che avrà bisogno di sentirsi rappresentata, ascoltata o semplicemente compresa, questa missione continuerà.
Perché questa non è soltanto la mia storia.
È anche la vostra.
E questo è soltanto l’inizio.

💜
Con amore,
Evelyne Sarah Afaawua
