Una nappy girl al #TedxMilanoWomen2015

La mia avventura al TedxMilanoWomen2015 e’ iniziata l’8 Maggio, quando ricevo una mail in posta privata da una dipendente di Vodafone Italy che  vorrebbe conoscermi per propormi di partecipare al Tedx. Il giorno dopo avevo il Nappy hour a Roma, quindi potete immaginare dove fosse tutta la mia attenzione e concentrazione, la mail rimase li’ tutto il weekend.

Il Nappy hour a Roma va’ alla grande, rientro a Milano e finalmente come faccio ad ogni rientro mi dedico ai messaggi e mail che mi si accumulano durante il viaggio. Leggo la mail e noto subito Vodafone, io sono Tim e quasi la stavo scambiando per le promo con cui ti tartassano quando escono le nuove offerte, ma qualcosa mi incuriosisce su cosa fosse questo Tedx, leggo questo invito per conoscersi attraverso una conference call.

Accetto e 3 giorni dopo ci conosciamo telefonicamente, mi presento, racconto e  spiego chi sono, cosa faccio, cosa mi impegno a portare avanti, ma soprattutto racconto del progetto che mi sta impegnando giorno e notte ormai. Finita la telefonata arriva immediatamente la loro conferma di volermi nel gruppo di speaker per questo evento mondiale ed ho un solo pomeriggio per decidere se farne parte o meno, ed ovviamente, dopo due ore, mando il mio esito positivo.

I giorni passano tra il mio lavoro di receptionist e blogger, aggiornamento del blog, l’organizzazione delle ultime tappe del Nappy tour, gli ordini del Nappystore, impegni extra e la disperata ricerca di trovare del tempo libero per me, tutto questo mi travolge, senza neanche rendermi conto dell’imminente arrivo del giorno delle prove.

Di una cosa sono sicura…che non ero ancora mentalmente cosciente di cosa stavo per realizzare, cosa avrebbe per me voluto dire partecipare al #TedxMilanoWomen2015. Arrivo all’indirizzo ricevuto e mi ritrovo in una spazio chiamato Vodafone Village, un’immensa struttura di fronte a me tutta bianca, grigio chiaro e rossa che sembrava volesse quasi divorarmi, quasi a volersi imporre e costringermi ad inchinarmi al suo cospetto, le mie gambe hanno iniziato a tremare.

All’ingresso di questa bellissima struttura, mi accoglie Federica, una ragazza che mi avrebbe fatto da “Guardian Angel” in questa esperienza di TedxMilanoWomen2015. Si accorge della mia esitazione, agitazione ed improvvisa timidezza, mi rassicura che non sara’ nulla di diverso dal solito che faccio ai Nappy hour. Iniziamo a conoscerci un po’, facendomi rilassare, nel frattempo ci dirigiamo al Vodafone Theatre dove si sarebbero svolte le prove.

Un teatro bellissimo, stupendo, enorme,  non penso di averne visti cosi’ belli in vita mia ( non e’ che ne abbia visti molti eh?! pero’ per ora detiene il primato! ), con un immenso palco, pieno di luci e telecamere, un maxi schermo sopra di esso, un tappeto rosso tondo, che avrei scoperto da li’ a poco a cosa sarebbe servito, insomma roba molto seria, fin troppo per i miei standard di Nappy Hour.

Finalmente conosco di persona, il Team con cui avevo parlato per telefono, conosco le presentatrici tra cui Wintana, ormai una grande amica, in mezzo a tanti visi sconosciuti almeno un volto conosciuto. Per mia fortuna o sfortuna, vedo le prove di 2 delle speaker che sarebbero salite con me sul palco, e nell’ascoltarle e vedere la loro sicurezza, i loro discorsi, mi e’ preso il panico totale…per un minuto ho persino dubitato se fossi nel luogo giusto, se sarei potuta essere alla loro altezza, insomma me la stavo facendo addosso…

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Durante il mio Talk

Inizio a scrivere una sorta di discorso, in fretta e furia, la penna mi scivola dalle mani, sono agitata, non so’ che dire, ne scrivere…la coordinatrice del Team Tedx mi dice che i 400 posti disponibili nel teatro sono esauriti (vorrei inventarmi una febbre o mal di pancia) ma soprattutto, che ci sarà il resto del mondo in live streaming durante l’evento, mi agito e ricomincio a tremare piu’ di prima…arriva il mio turno, mi fanno fare la prova d’ingresso un po’ particolare, arrivo sul tappeto rosso ed inizio un discorso senza capo ne coda, si vede, si nota, si sente la mia agitazione… Wintana mi prende da parte e cerca di tranquillizzarmi che non e’ nulla di diverso da cio’ che gia’ faccio, lei ci crede, io un po’ meno, facciamo ancora due o tre prove dopo di che scappo al lavoro…alle 14 attacco in Citi.

Sulla Metro M2 in viaggio verso Cordusio, rifletto e penso, inizio veramente a rendermi conto della grandissima occasione ed opportunita’ celata dietro questo incontro, mi rendo conto che avrebbero potuto scegliere altri e molti che svolgono quotidianamente lavori o progetti con lo stesso scopo come il mio, molto piu’ grandi, piu’ esposti, piu’…insomma non c’erano scuse avevano scelto me, una Nappy girl.

Mi sono detta, un motivo ci sara’ dietro questa scelta, ho ripercorso nella mia mente l’inizio di Afro-Italian Nappy girls, di Nappytalia, del perche’ ho cominciato tutto questo, di ogni singola opportunita’ che mi e’ stata data da quando ho aperto questa pagina, di come sto conoscendo una moltitudine di ragazze e ragazzi ingambissimi in giro per l’Italia ma anche sparsi per il mondo, e mi sono chiesta, quale messaggio avrei potuto lasciare a tutti quelli che sarebbero stati li’ presenti, ad ascoltare le nostre storie e progetti, la mia risposta si e’ concretizzata in due parole: consapevolezza ed accettazione. Passai il resto della giornata e la sera a riordinarmi le idee su cosa dire, a prendermi coraggio e rendermi conto che avrei fatto la Speaker al #TedxMilanoWomen2015, un’esperienza unica nella vita di pochi, che fungono da fonte di ispirazione per gli altri.

Finalmente arrivo’ il grande giorno del #TedxMilanoWomen2015!

28 maggio ore 13, ero piu’ carica che mai, la grinta, la tenacia, il coraggio e la determinazione che mi porto sempre dietro e dentro di me erano riemersi. Ho deciso di fare il mio talk con la maglietta di “Nappytalia” proprio a voler rimarcare ulteriormente il mio coinvolgimento in questo progetto. Federica mi accoglie con un grosso sorriso e capisce che oggi la situazione e’ migliorata, entro in studio e tutti riescono a notare la mia spensieratezza riacquisita. Non c’e’ tempo per le prove, cerco di immedesimarmi nel momento di fronte ad uno specchio, faccio il mio discorso, convinta, orgogliosa, fiera…il teatro non mi fa piu’ paura.

Ahime’ dicono beati gli ultimi perche’ saranno i primi…sarei stata l’ultima speaker, ma poco importava, ero troppo felice ed orgogliosa di partecipare. Arrivato il mio turno ho tintennato forse un po’ all’inizio, poi mi sono sentita a mio agio ed ho raccontato marginalmente la storia della mia vita, della mia avventura da blogger, di Nappytalia e delle due parole che ero venuta a lasciare loro: consapevolezza ed accettazione.

CONSAPEVOLEZZA, un bisogno di rendere le persone consapevoli, di far entrare nelle mente di un intero paese che oltre agli Italiani d’oc, ormai ci sono altri italiani con tratti e lineamenti forse un po’ diversi da quelli che ci aspettiamo tutti. Che si definiscono italoghanesi, italoperuviani, italoeritrei, italopakistani con gli occhi a mandorla, con le labbra carnose, con il naso a patata, che di fronte alla domanda qual’e’ il tuo piatto preferito ti diranno lasagna, o che nella valigia delle vacanze metteranno gli spaghetti perche’ dopo 3 giorni non resistono senza pasta. L’importanza di questo messaggio sta nel voler far vedere l’altra faccia dell’immigrazione, nel voler vedere il contributo positivo che questi “nuovi italiani” stanno dando, la voglia di sentirsi in una societa’ che e’ gia’ cambiata da tempo ma ancora fa fatica ad affermare questo cambiamento.

Una consapevolezza che tarda ad arrivare ed allo stesso tempo, si trascina dietro i mancati diritti, opportunita’ e limiti imposti dalla non riconoscenza del cambiamento in atto. Amo sognare, ma sogno un qualcosa che gia’ si e’ realizzato, deve solamente realizzarsi nelle coscienze.

ACCETTAZIONE, una parola semplicissima, che non ha colore ne’ etnia, e’ un messaggio ed un linguaggio universale, che non ha scuse. La voglia di diffondere un messaggio di purezza, di raccolta della propria essenza, interezza e pienezza, accettarsi per come si e’. Allontanarsi dagli standard che vogliono imporci, o che i media continuano a riprodurre come la normalita’, facendoci sentire a disagio. Nessuno deve avere il diritto di fare cio’, perche’ noi siamo bellissime e bellissimi cosi’ come siamo, come Dio, Allah, Buddah o qualsiasi entita’ che considerate creatore vi abbia fatto.

Essere se’ stessi, accettarsi per come si e’, apprezzarsi ed amarsi tutti i giorni, non ha prezzo.

di Evelyne Sarah Afaawua

Evelyne Sarah Afaawua

Imprenditrice, Web Influencer & Hair Coach. Sono ossessionata dai miei capelli. Facebook dipendente da gennaio 2014. Fondatrice di Nappytalia, la prima community in italiano sulla cura del riccio-afro, attualmente una start up di import e rivendita di prodotti naturali per i nostri capelli.

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