“L’inizio di un percorso” di Lorna Nasali

È stata sempre mia madre a prendersi cura dei miei capelli. Fin da subito si era resa conto che a differenza dei suoi, i miei capelli oltre ad essere più crespi, avevano la tendenza ad appallottolarsi e ad appiattirsi , per non parlare del fatto che c’erano delle zone in cui i capelli erano un po’ più radi. Nonostante ciò mia madre non si è mai persa d’animo, nemmeno quando iniziando ad andare all’asilo le dicevo che avrei voluto che i miei capelli diventassero lunghi e lisci per poter usare il cerchietto come le altre bambine italiane.
Ovviamente a scuola ero l’unica bambina africana se escludiamo mio fratello maggiore. Il fatto di essere l’unica straniera non rappresentava un problema a quell’età ma lo è diventato quando crescendo mi sono trovata ad avere molte care amiche ma nessuna con cui parlare dei problemi legati ai miei capelli e più in generale nessuna che capisse cosa significava essere afro-italiani. Sappiate che questa situazione è andata avanti fino a che non ho conosciuto voi nappy-sisters, siete le prime ragazze che sanno perfettamente cosa ho sulla testa, le prime che mi hanno fatto capire di non essere sola.
Fino a che non ho compiuto 12 anni, mia madre aveva deciso di curare i miei capelli naturali in maniera molto semplice, me li lavava ogni settimana con lo shampoo e poi ci spalmava quella crema chiamata Dax che penso voi tutte avete visto almeno una volta nella vostra vita.
Mentre metteva la crema mi faceva delle treccine di ogni tipo con i miei stessi capelli. Ricevevo tanti complimenti da tutti quindi non ho mai pensato che il capello naturale fosse brutto. Mia madre non mi lasciava mai i capelli sciolti per molto tempo perché diceva che poi si sarebbero spezzati, insomma avevo modo di osservare la lunghezza effettiva dei miei capelli solo quando erano ancora bagnati.
Portando sempre le trecce, i miei capelli erano cresciuti molto nel corso degli anni quindi anche se non riuscivo a spiegarmi perché i miei capelli dovessero sempre essere legati, ero soddisfatta del risultato e grata a mia madre che a suo modo ha cercato di curarli. Per tutti quegli anni non ho mai pensato che ci potessero essere altri modi per prendersi cura dei propri capelli. Avevo riposto completamente la mia fiducia in lei, d’altronde non avevo mai avuto la possibilità di un confronto con altre persone.
A dodici anni le cose cambiano un po’ perché mia madre decide di farmi usare per la prima volta i prodotti liscianti garantendomi che la gestione dei miei capelli in seguito sarebbe stata più semplice. La situazione effettivamente cambio’. Avevo finalmente i capelli lisci e nel mio piccolo ero felice perché finalmente anche io potevo mettermi il cerchietto come le altre ragazze; ciò accadeva comunque raramente perché anche se utilizzavo i prodotti liscianti, mamma preferiva farmi le treccine ogni settimana e la cosa a me andava bene. Le cose sono andate avanti così fino a quando quasi due anni fa non sono andata in Erasmus a Parigi.
Quello è stato il mio primo confronto con ragazze africane, non credevo ai miei occhi, in giro era pieno di africani di ogni etnia, c’erano negozi e locali africani ad hoc per ogni esigenza. Non potete capire quanto sia stato bello per 6 mesi non essere più l’eccezione, l’unica ragazza africana in ogni contesto, lì ero una tra tante. In giro vedevo sia ragazze che come me utilizzavano prodotti liscianti, chi aveva preferito le extesions e chi teneva i capelli naturali sciolti. Di queste ultime ragazze non mi è mai importato molto perché pensavo che loro avessero semplicemente una texture molto più gestibile della mia, non credevo assolutamente che avrei potuto raggiungere un risultato del genere con i miei capelli. Per cominciare il mio soggiorno parigino avevo deciso che mi sarei stirata i capelli e che poi mi sarei fatta fare un bel protective style da uno di quei salon che si trovano vicino alla fermata metro château rouge. Quando ormai il mio soggiorno all’estero stava volgendo al termine, leggendo qua e la su internet ho trovato un articolo che mi ha cambiato la vita. Si trattava di una ragazza ugandese, cresciuta in Danimarca, che invitava tutte le ragazze africane a smettere di utilizzare i prodotti liscianti. La sua campagna mirava a far sì che tutte fossero consapevoli dello schifo che si mettevano in testa e soprattutto a far sì che capissero che potevano prendersi cura dei loro capelli anche senza questi prodotti liscianti, proprio come facevano tutte le donne africane prima che questi prodotti esistessero.
Immaginavo ovviamente che i prodotti che mi mettevo in testa fossero nocivi ma mai avrei pensato che il loro potere corrosivo fosse così grande, mai avrei pensato che potessero alterare in maniera così drastica il Ph dei miei capelli e del mio cuoio capelluto. In quel momento decisi che avrei smesso di utilizzare i prodotti, non mi sarei più fatta del male in questo modo. Probabilmente se fossi rimasta tutto il tempo in Italia non avrei avuto il coraggio di prendere questa importante decisione, forse non mi sarei nemmeno posta il problema.
Per quanto fossi convinta che smettere con i prodotti liscianti fosse la cosa giusta , non avevo ancora il coraggio di rinunciare a quei capelli che – anche se ormai rovinati – avevo fatto crescere fino alle spalle; avevo paura di non essere in grado di curarli come vedevo fare dalle altre. Un giorno però tornata in Italia mi feci forza e mi convinsi di quello che pochi giorni fa ho trovato scritto da una di voi ragazze” Diventare naturale, non è un viaggio, è un ritorno”.
Mi ricordo che dopo avere tolto tutte le mie african braids ho cominciato a tagliare prima le punte e poi le ciocche. Nel giro di un mese i miei capelli misuravano al massimo 2/3 cm. Mamma era contenta perché aveva capito che in quel momento per me era fondamentale provare a me stessa che i miei capelli potevano essere belli e curati senza prodotti, mi ha lasciato completamente libera di fare qualsiasi cosa volessi con i miei capelli.
Arrivata a questo punto credevo di aver fatto il grosso del lavoro e invece mi sono resa conto che non avevo la più pallida idea di come curare i miei capelli. Ho cominciato a usare creme, oli, ho provato dei composti fai da te ma i risultati sono stati pessimi tant’è che ho cominciato a credere che erano i miei capelli ad avere qualcosa che non andava.
Ho capito i miei errori solamente parlandone con voi e per questo vi sono grata. Sto iniziando un nuovo percorso che spero mi porterà a capire di che cosa hanno bisogno veramente i miei capelli, se poi riuscirò anche a renderli più voluminosi e forti quello sarà un grande traguardo!

Di: Lorna Nasali

Ph: Merhawit Weldesellasie Yohannes

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Evelyne Sarah Afaawua

Imprenditrice, Web Influencer & Hair Coach. Sono ossessionata dai miei capelli. Facebook dipendente da gennaio 2014. Fondatrice di Nappytalia, la prima community in italiano sulla cura del riccio-afro, attualmente una start up di import e rivendita di prodotti naturali per i nostri capelli.

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