Essere Afroitaliana… di Evelyne Sarah Afaawua

Essere Afroitaliana... di Evelyne Sarah Afaawua

Essere Afroitaliana…

di Evelyne Sarah Afaawua

Sapevo sarebbe stato difficile riuscire ad esprimere a pieno ciò che sento, ciò che sono, ma soprattutto come sono, ma non ho intenzione di fermarmi, perché allora vorrebbe dire ritornare nell’angolino e subire la società.

La società costringe chi è come me a doversi confinare per forza in uno dei due schieramenti: italiano o africano. Ma avete mai pensato a chi sta in mezzo? A chi per un vissuto lo è entrambe? A chi è nato in Africa ma arrivato qui da piccolo? A chi è nato in Italia ma ha avuto una buona infarinatura di origini? Come si devono sentire queste persone? DEVONO per forza confinarsi a destra o sinistra, rinunciando ad una parte di loro? La vita vissuta non conta niente? Il DNA? Ogni singolo episodio della nostra vita non determina chi siamo?

Il mio bisogno di definirmi AFROITALIANA nasce da qui, nasce dal voler valorizzare ogni singola sfumatura che ho in me, perché da sola italiana o solo africana, sarei incompleta, non sarei io, non sarei Evelyne. Guardando un video di Antonio dove diceva, ti immagineresti un Will Smith bianco, mi sono immaginata bianca e sono sbiancata!!! Non devo farmi lampade, ho un sorriso stupendo! La mia pelle è questa, eppure a 3 anni mi cosparsi di borotalco facendo vedere a mia mamma che ero bianca. Non lo sarò mai perché questa sono IO.

Ho deciso di essere me, in ogni mia sfaccettatura proprio perché un uomo è formato da tante componenti determinanti della sua vita. Io ho deciso di accettarmi vedendo il valore aggiunto e la ricchezza che ho in me, che mi rende la persona che sono, perché essere l’eccezione non deve farmi vergognare, ma deve essere il carburante per uscire dalla massa. Dopo aver scoperto di non essere sola, questo stimola ancora di più la mia lotta.

L’essere straordinari nasce dall’avere due culture in se’, dal parlare una lingua in più che seppur non la userò nel mondo, mi identifica in un posto lontano, con cui ritornare con la mente, ma deve essere questo un motivo per denigrare l’essere anche italiana? Sarebbe uno spreco a mio parere, perché parlo in italiano, vivo in Italia eppure il mio passaporto è Ghanese. Perché una parte deve avere una valenza positiva ed una negativa? Perché la società ha un immaginario fisso dell’africano medio che è un peso e non un valore aggiunto? E’ qui che nasce la voglia di cambiare questo connotativo negativo. Gli Africani non sono persone di serie B. Essere Africani non è un male, non può essere un’etichetta, non può essere un crimine, ma se non siamo noi a fare la voce grossa e cambiare queste considerazioni, cambieranno mai?

Forse mia nonna materna con i suoi 80 anni e passa era giunta alla conclusione che un giorno sarei tornata alle origini, che mi sarei accettata per come ero, come lei mi aveva accettata nella mia Diversità, integrando senza costrizione forse quei pezzi mancanti che ora conservo e custodisco in me. Ed oggi penso che fosse buffo, che proprio lei potesse avere un’apertura mentale tale da vedere oltre, mentre io no. Forse questa è una delle qualità africane che più amo, l’apertura e l’accoglienza.

Essere Afroitaliana vuol dire ricordare alla società che non esistono colori che mi possano definire, ma solo sfumature, che niente e nessuno è migliore, perché abbiamo tutti da imparare l’uno e dall’altro, dove sta scritto che uno e migliore dell’altro? Perché’ deve essere così?

Non è l’etichettatura il mio fine, ma sapere chi sono io. La raggiunta di una consapevolezza tale che mi renda forte abbastanza per fare leva sui miei punti di forza e le doti innate che ho. Ho smesso di confinarmi, ho smesso di cercare il mio collocamento sociale e geografico, perché sarei comunque diversa, ho deciso di rendere partecipe la società che esistono ragazzi che seppur nati e/o cresciuti qui si sentono italiani ma non vogliono dimenticare le loro origini Africane, che seppur nati in Africani e giunti qua si sono perfettamente integrati, che hanno diritto agli stessi diritti dei propri coetanei, che vorrebbero le stesse opportunità, che vogliono uscire fuori dal guscio, che voglio apportare valore aggiunto alla società con le loro ricchezze e che non sono un peso perché NERI!

Le critiche saranno tante e le accetto, il mondo è bello perché è vario, ma soprattutto i diversi punti di vista a volte servono a migliorare senza farsi travolgere se si sa’ dove si vuol andare a parare, ma non fate l’errore che ho fatto io; permettere agli altri di darmi un posto dove stare, e stare dove forse apparentemente si stava meglio, questo no! Siate voi stessi, siate la persona che vi fa stare bene con leggerezza e serenità, perché solo quella persona siete voi veramente.

Essere diversi è un bene, ma bisogna esserne consapevoli. Se avessi voluto essere italiana al 100% non avrei fatto Afro-Italian Nappy Girls avrei fatto Italian Nappy Girls. Avrei continuato dopo i 20 anni a frequentare gli stessi posti in cui mi sentivo tutelata, non mi sarei esposta, sarei rimasta nella “safe zone” dove stavo comoda invece di esplorare il DIVERSO, ho deciso di superare i limiti e le barriere mentali, andare oltre a vedere ciò che la società non vuole vedere. Questo mi è servito a raccogliere ciò che di forte avevo in me, ma che forse era meglio reprimere se volevo restar al passo giusto, ma era una vita vissuta a metà, quindi ho deciso di rendere la mia DIVERSITA’ la mia carta vincente, il mio biglietto da visita, il mio essere un’afroitaliana o afropolita visto che il termine primo non racchiude il pizzico di Francia che c’è in me.

Penso che il volersi schierare nasca dalla società in cui viviamo, dove essere NERI e STRANIERI sia visto solo come negatività? Perché deve essere così? Perché il mio essere nera mi deve rendere automaticamente uno scarto o il gradino più basso della società? La risposta l’ho ricevuta l’anno scorso, perché mancano o meglio non esistono figure di rilievo ricoperte da stranieri neri, si studia ci si accultura ma poi si va’ all’estero perché qua non si hanno chance, perché il pregiudizio non viene smentito con figure importanti, con persone che si mettono in gioco, persone che ci mettano la faccia per far vedere che esistono persone straniere con un’aspirazione, che vogliono dare il loro contributo alla società ma che dovrebbero darlo anche al loro paese di origine, non tornarvi solo per far vedere di essere arrivati e basta.

La mia opinione è cambiata ulteriormente quando ho partecipato ad un evento dove ho avuto l’onore di conoscere medici di base, medici chirurghi, scrittori, registi, scrittori, giornalisti, insegnanti, ecc. figure Nere in Italia che io nella mia vita non avevo mai visto! Quindi il ragionamento è stato questo, se loro che si sono dovuti integrare ce l’hanno fatto, perché io che sono parte integrante del sistema, che ho possibilità che posso crearmi opportunità, non posso farcela? Perché non ci sono esempi di persone esposte, in rilievo, ai vertici con queste professioni, invogliando noi ragazzi ad avere maggiori aspirazioni e non accontentandoci di una vita mediocre, o continuare a risultare come le sanguisughe del sistema quando lavoriamo, paghiamo tasse e siamo passivamente partecipe alla buona riuscita del paese.

Per raggiungere questa consapevolezza io sono arrivata a dovermi conoscere, a capire chi fossi io in prima persona e non fossero gli altri a indicarmi quale fosse il mio posto, perché io so’ chi sono per il trascorso che ho avuto, questo vuole essere un incoraggiamento non solo agli afroitaliani, afropolitani, alle seconde generazioni ma a tutti che il bello inizia dall’accettazione di noi stessi fuori e dentro, per culture, per aspetto, per come ci siamo formati e dove siamo arrivati e non è l’approvazione altrui che ci rende forti, la forza è dentro di noi, dobbiamo solo esserne consapevoli.

di Evelyne Sarah Afaawua.

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Evelyne Sarah Afaawua

Imprenditrice, Web Influencer & Hair Coach. Sono ossessionata dai miei capelli. Facebook dipendente da gennaio 2014. Fondatrice di Nappytalia, la prima community in italiano sulla cura del riccio-afro, attualmente una start up di import e rivendita di prodotti naturali per i nostri capelli.

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4 Commenti

  1. 15 ottobre 2014

    Cara Evelyne, hai detto tutto, difficile aggiungere qualcosa anche perché questa è la tua vera storia che però tu hai saputo leggere in una chiave assolutamente profonda e direi anche attuale. Complimenti, ti ammiro molto.

  2. admin
    15 ottobre 2014

    Grazie mille la stima e’ reciproca per l’aiuto che sta dando a me e questo progetto in cui credo fortemente.

  3. bridget00
    16 ottobre 2014

    Condivido il tuo pensiero Evelyne.
    Dobbiamo coltivare la nostra identità nella sua interezza. Sia quelli che sono nati altrove ma che hanno vissuto in Italia tutta la loro vita, sia quelli che in Italia ci sono nati ma hanno conservato dei legami con le loro origini devono rendersi conto che non è un problema sentire di appartenere a due o più culture, non esiste alcun tipo di competizione tra di esse. Perciò non ha assolutamente senso chiedere a un ragazzo con chiare origini africane se si senta più italiano o più africano. Non aspettatevi che risponda 60% italiano, 40 % africano…etc. le cose non stanno così, le distinzioni non sono così nette. Di nette ci sono solo le culture in cui ci ci riconosciamo; il modo in cui queste possano essere in equilibrio dipende da ciascuno di noi e dal nostro vissuto. Badate bene che equilibro non è equivale assolutamente a 50%. Io ad esempio mentirei se dicessi che l’Uganda è tutto per me e che conosco ogni cosa del mio paese di origine, ma credetemi se vi dico che per me conta molto quello che so dell’Uganda grazie ai miei genitori.
    Come hai detto tu Evelyne non c’è una parte migliore o una parte peggiore, non accettatevi con rassegnazione a quello che siete ma con consapevolezza, parola d’ordine: valorizzarsi!!!
    é stato molto coraggioso da parte tua Evelyne mettere in discussione tutto per non nasconderti più, è assolutamente ammirevole quello che hai fatto. In un certo senso hai spinto anche me ad esprimermi. è da gesti così audaci che nascono le cose migliori e credo che tu piano piano ne stai raccogliendo i frutti. Continua così!^^.

    • admin
      16 ottobre 2014

      Grazie @briget00 sono felice che tu ti possa rivedere in queste poche righe e colga appieno l’essenza di questo articolo…niente e nessuno può dirci dove e come starci…siamo noi che dobbiamo sapere dove stare e farsì che la società accetti come noi ci sentiamo, con tutte le nostre sfacettature…

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