Cronache di una mezzosangue a Bergamo di Marilena Delli

Italo-rwandese. Documentarista e fotografa. Riccia e bergamasca. Già.

Mia mamma, del Rwanda, mi ha trasmesso l’ospitalità, la passione per la cucina e l’attaccamento alla famiglia. 

Mio papà il tifo per l’Atalanta, la lingua lunga e quel pizzico d’incoscienza della sua Italia.

Da loro ho ereditato una pelle che definirei color bronzo, e capelli a metà tra il riccio riccio e il liscio liscio.

PHOTO 08 (1)Quand’ero piccola, mamma mi parlava in una sorta di francese italianizzato. Risultato: in prima elementare imparai che “ghitare” è chitarra e “cortelo” coltello. Ma la mamma imparò insieme a me e oggi l’italiano lo parla meglio della sottoscritta.

Sono cresciuta con una cucina a metà tra l’italiano e il ruandese-belga ( il Rwanda è un’ex colonia del Belgio ). Così le lasagne si accompagnavano ai fagioli, e i biscotti del Mulino Bianco alle crepe.

I miei capelli, boccoli spiritati, venivano metodicamente passati in una crema blu puffo e intrecciati ogni prima domenica del mese. Un’operazione che impegnava sia mia mamma che mia sorella, per la modica durata di 8 ore. La domenica successiva, sarebbe toccato a me intrecciare i capelli di mia sorella.

Così, a 13 anni, stufa di tante trecce, decisi di andare dal parrucchiere.

“Ma che è questa paglia?” mi avevano chiesto in un negozio, dopo avermi addentato le ciocche con un pettinino ino ino.

“Noi questi capelli non li trattiamo, qui” mi aveva ribattuto incazzoso qualcun altro.

Insomma, a Bergamo i miei capelli non li volevano toccare.

La mia migliore amica, nel frattempo, aveva miracolosamente deciso di iscriversi all’accademia dell’acconciatura. E così finì lei per essere la mia parrucchiera ;D

Purtroppo, spinta da mia mamma, cominciai anche a disarricciarmi ( cogniamo nuovi termini ) i capelli. Fu l’inizio della fine. Almeno un paio di volte l’anno mi ricoprivo i capelli con una crema orticante, e li vedevo soffocare sotto gli effetti chimici del disarricciante. Per poi bruciare e morire, schiacciati dalla piastra.

Fumo, tanto fumo…

È stato mio marito a convincermi che i miei capelli erano belli al naturale. Ovviamente non gli credevo. Ci sono voluti anni prima di fare il grande passo. Prima di smettere di piastrarmi i capelli.

In fondo aveva anche senso. Ero sempre circondata da musicisti, per la maggior parte africani, che portavano con fierezza il proprio capello afro.

Per lavoro giro il mondo filmando documentari e scattando servizi fotografici per progetti musicali. Band dagli Stati Uniti, dall’Africa, Europa, Asia. È un mondo di hippies! Ai festival vedevo e vedo tuttora sfilare artisti con chiome voluminose e importanti. Perché non liberare anche i miei di capelli?

Oggi i miei riccioli sono tornati a essere quello che erano da bambina. Boccolosi, morbidi e gonfi. Mi piacciono un sacco! Mia mamma ancora non apprezza questa mia trasformazione da ragazza liscia a riccia. Ma tant’è.

***

Marilena è l’ideatrice del blog www.afroitalian.it , dedicato agli afroitaliani e attento alle tematiche della multiculturalità in Italia. Documentarista e fotografa, lavora per band da tutto il mondo ( www.marilenadelli.com ), e in particolare dall’Africa.

Evelyne Sarah Afaawua

Imprenditrice, Web Influencer & Hair Coach. Sono ossessionata dai miei capelli. Facebook dipendente da gennaio 2014. Fondatrice di Nappytalia, la prima community in italiano sulla cura del riccio-afro, attualmente una start up di import e rivendita di prodotti naturali per i nostri capelli.

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