Capelli Afro in Schiavitu’

Questa storia ha collegamenti alla storia Afroamericana, con collegamenti alla nostra Africa, percio’ mi porta ad includerla nel blog Nappytalia.

Il bisogno di schiavi nelle “Nuove Terre” era principalmente dovuto alla necessità di coltivare enorme distese di piantagioni negli stati del Sud America. Pochi erano gli schiavi acquistati dai contadini e mercenari , la stragrande maggioranza di questi schiavi Africani venivano venduti direttamente ai proprietari terrieri delle piantagioni del Sud, per impiegarli nella raccolta e lavorazione manuale di cotone, tabacco e/o riso.

Inizialmente quando gli Europei sbarcarono in Africa furono immediatamente incuriositi ed interessati alle abilità agricole dei Nativi, soprattutto del modo in cui coltivavano il riso, eppure nonostante la loro necessita del loro sapere, cosa molto importante per poter PRODURRE e soprattutto GUADAGNARE su quelle terre vergini, la maggior parte dei proprietari non aveva un briciolo di rispetto per questi essere umani e la loro cultura.

I padroni pretendevano il massimo impegno e sforzo dei propri schiavi, preferivano farli lavorare fino alla morte invece che mostrare un minimo di compassione ed UMANITA’. Li facevano lavorare sotto il sole cocente per ben 12/15 ore al giorno, sette giorni su sette, senza distinzione uomini, donne e bambini. L’unico pasto del giorno che veniva servito consisteva in un pezzo di pane secco, contornato da verdure stracotte se andava bene, se non addirittura già marce. Per gli schiavi insolenti, ribelli o che rallentavano il loro lavoro venivano inflitte pene esemplari, severe punizioni con frustini, torture che a volte sfociavano in amputazioni di arti e dita.

Viste le condizioni disumane a cui erano sottoposti gli schiavi, potete ben immaginare che non avessero ne’ tempo e neanche la voglia di prendersi cura dei loro capelli. Per di più i preziosi pettini che intagliavano a mano e passavano di generazione in generazione in Africa, venivano loro tolti prima di essere imbarcati sulle grossi navi per il Nuovo Mondo, quindi districare e pettinare i capelli era praticamente impossibile senza nessun strumento adeguato.

Dopo la disperata ed infinta ricerca di un arnese che potesse sostituire il consueto pettine a cui erano abituati gli Schiavi iniziarono ad utilizzare lo strumento usato per la cardatura delle pecore come pettine, forse perché’ l’unico abbastanza robusto che riuscisse a pettinare in maniera decente i loro capelli. Prima inumidivano i capelli con un po’ di acqua e poi li pettinavano con questo nuovo strumento preziosissimo per loro, ovviamente la naturale conseguenza di questa nuova pratica fu quella della rapidissima diffusione di malattie legate ai capelli ed il cuoio capelluto come la TIGNA ed i PIDOCCHI.

cardingtool

Quando scoppiava un’infezione e la si prendeva, ci si copriva il capo con degli stracci per nascondere le cicatrici lasciate da questi parassiti che non risparmiavano ne’ cute ne’ capelli, purtroppo coprire queste ferite superficiali per rendersi più presentabili nella società, non lasciava arieggiare propriamente le ferite per guarire, peggiorando maggiormente l’infezione, creando così un circolo vizioso che non permetteva la cura di queste malattie ed in più portava a secchezza cutanea, calvizie precoce ed alopecia.

Questo era il triste destino che avevano i capelli Afro al Naturale, rovinati, deturpati per una condizione di schiavitù che non ti dava neanche il tempo di renderti conto se fosse giorno o notte, di prendersi cura della propria pelle o capelli, solo un ammasso di macchine da lavoro, senza diritti, senza dignità ma soprattutto senza DIGNITA’!

Fonte: Hair Story

di Evelyne Sarah Afaawua

Evelyne Sarah Afaawua

Imprenditrice, Web Influencer & Hair Coach. Sono ossessionata dai miei capelli. Facebook dipendente da gennaio 2014. Fondatrice di Nappytalia, la prima community in italiano sulla cura del riccio-afro, attualmente una start up di import e rivendita di prodotti naturali per i nostri capelli.

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