Accettazione… di Mordilyn Amadi

Mi è stato chiesto: “Cosa ti ha spinto a tornare afro?”

Chiudo gli occhi sorrido e mi sento me stessa.

Ecco forse semplicemente questo.

La libertà di sentirmi me stessa senza timore, senza troppe spiegazioni.

Ho sempre amato i miei ricci, da piccola non mi vedevo nemmeno diversa, probabilmente perché da piccole non si percepiscono certe differenze. Poi però la difficoltà di vivere in una comunità diversa da quella originaria ti sbatte in faccia la parola: DIFFERENZA. Una parola di cui prendi coscienza troppo presto, mettendoti in discussione senza volerlo gia’ da piccola.

Avevo tutte bambole bianche e bionde dagli occhi azzurri e un po’ le invidiavo non perché non mi piacesse essere scura riccia ma semplicemente perché la normalità non ero io. Dove abitavo io nel ‘95 di stranieri ce n’erano pochi, non ero abituata a vedere bimbe come me quindi di conseguenza cerchi di assomigliare a ciò che vedi semplicemente perché vuoi essere accettata senza dare troppe spiegazioni sul perché e il per come. Piano piano inizi ad annullare il tuo essere per diventare ciò che vedi, ciò che ti viene proposto e io sognavo i capelli lisci come tutte le mie amichette volevo fare danza classica e potermi fare lo chignon come le altre.

Nonostante io abbia sempre amato la mia pelle, i miei ricci, la mia fisionomia, la mia diversità, mi premeva di più essere accettata. Mia madre non sopportava più i miei pianti il weekend per poter rendere il più dritto possibile tutto quel crespo, non sopportava più il mio continuare a domandare perché non mi potessero fare delle treccine che somigliassero il più possibile ai capelli caucasici e un giorno decise di farmi la tanto desiderata stiratura chimica. Ero in quinta elementare e mi ricordo che il primo lunedì da liscia era stato il giorno che definivo il più bello. Ero ammirata da tutte, continui complimenti sulla lunghezza dei capelli, sul volume, sul fatto che fossero così lisci, ero soddisfatta, mi ero conformata a quell’immagine che tanto piaceva agli altri e per un po mi ando’ bene così. Mi stiravo i capelli perché avevo paura di essere giudicata, di essere esclusa, di non piacere ai ragazzi. Ma in cuor mio amavo la mia unica bambola di colore riccia che avevo, ma la nascondevo infondo a tutti i giochi. Quel gesto di bambina significava molto più di un “voglio un gioco nuovo” e me ne rendo conto solo ora.

Ma si sa’, che tutte le bugie vengono a galla, esattamente come tutti gli scheletri nell’armadio escono prima o poi alla luce, e devi batterti con i tuoi spettri se vuoi sconfiggerli. Io volevo semplicemente ignorare la cosa; alle superiori i miei capelli lunghissimi si accorciavano man mano io superavo gli anni finché non diventarono un misero caschetto, deboli e spezzati. La magia della stiratura aveva smesso di far effetto e io oltre al danno mi ero ricevuta pure la beffa. Volevo cambiare, necessitavo di un taglio. Quindi a 17anni mi tagliai i capelli, cosa che non avevo mai fatto in vita mia.

Mi promisi un nuovo inizio, di prendermene cura come si doveva di uesti capelli ribelli, per la prima volta pensai di tornare Natural, non lo feci per moda anche perché non seguivo molto i social e soprattutto non seguivo molto le altre ragazze afro-italiane, lo feci per me perché era un modo che mi rappresentava. Affascinata da sempre da quello spirito libero, selvaggio, naturale che è l’afro, volevo abbracciare questo mio essere con eleganza, classe ed ordine, perché in cuor mio non credevo negli stereotipi che descrivevano l’afro come brutto o disordinato.

Sapevo che bastava indirizzare il tutto. Questo esperimento durò poco. Al casting di una sfilata mi sono sentita dire “non vorrai sfilare con quei capelli“, sono sprofondata, alle fiere come hostess la definizione di bella presenza e curata era “cerca di raccogliere i capelli in qualche modo normale“.

Non sarei stata una Nappy, perché non mi rendeva “Happy” quindi abbandonai l’idea.

Non ero forte abbastanza.

Due anni fa però ci fu la svolta, probabilmente sono cambiata io. Ho detto basta!

Che senso ha cercare di accontentare gli altri sminuendo la tua felicità se tanto troveranno mille e altri motivi per lamentarsi?

Avevo i capelli come dicevano loro eppure non ho mai avuto un lavoro assicurato per questo. Ho capito che non aveva senso nascondersi. Dovevo imparare a gridare al mondo io sono così. E quindi determinatissima ho iniziato ad abbracciare i miei ricci.

Non vi dirò è bellissimo fatelo anche voi è facile.

Ho fatto mille errori, sembrava che il tempo non bastasse mai per farli crescere abbastanza, non rispecchiavano il mio immaginario. Ho voluto mille volte tornare indietro, ma una volta che ho accettato veramente che

io sono così,

i miei capelli sono ribelli come il mio spirito,

non amano regole come la mia persona,

sono belli a seconda del mio umore,

che “protective style” erano per proteggere i capelli non per nasconderli,

una volta che ho iniziato a viaggiare alla stessa lunghezza d’onda della mia consapevolezza, a godermi il mio “journey” anziché guardare quanto mancasse a destinazione, allora ho iniziato ad amare tutto dei miei capelli. Ora mi dico “non importa se sono lunghi ma che siano sani” per la lunghezza ho tutta la vita davanti. Non vi illuderò dicendovi ora vivo felice e contenta. No per il mio lavoro ancora spesso e volentieri mi chiedono di avere i capelli in un certo modo. Ma quando capisci il valore di ciò che hai, credetemi iniziano a vederlo pure gli altri. E se rispondi “i miei capelli sono così” le persone inizieranno a vedere qualcosa oltre ai capelli.

Con la mia storia vorrei incoraggiare tutte le ragazze ad essere se stesse, perché noi siamo qualcosa di più di capelli ricci o pelle scura, gambe da gazzella o sorriso perfetto e dobbiamo smettere di nascondere quello che siamo. Spendi un sacco di energia a raggiungere un immagine che per natura non potrai mai raggiungere quando potresti impiegare forze nella direzione a te destinata per ottenere un risultato massimale. Io ho imparato che le principesse possono essere pure nere e ricce, basta che la corona abbia qualche fermaglio in più.

di Mordilyn Amadi

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Evelyne Sarah Afaawua

Imprenditrice, Web Influencer & Hair Coach. Sono ossessionata dai miei capelli. Facebook dipendente da gennaio 2014. Fondatrice di Nappytalia, la prima community in italiano sulla cura del riccio-afro, attualmente una start up di import e rivendita di prodotti naturali per i nostri capelli.

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